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IDENTITA' E' FUTURO
Conferenza stampa di presentazione della candidatura di Gianluca Procaccini a sindaco di Terni
Le attuali generazioni di giovani italiani, sono le prime, dopo molte, a trovarsi dal punto di vista del lavoro e della situazione economica personale, peggio dei loro padri. Il cambiamento non è più sinonimo di progresso: è possibile uno sviluppo come è possibile una retrocessione. Un economia debole Terni si presenta al futuro con due caratteristiche fondamentali. La prima è un economia debole. Tutti gli indicatori collocano l’Umbria, ed al suo interno particolarmente Terni e la sua provincia, tra le ultimissime regioni del centro-nord. Non abbiamo raggiunto in maniera definitiva e duratura il treno dello sviluppo delle regioni più avanzate del centro-nord. Siamo fuori gli standard europei. Immigrazione, invecchiamento, disagio sociale L’altra caratteristica che riassume le condizioni dell’Umbria e di Terni è quella di avere una società molto esposta, più esposta che in altre regioni, ad alcuni importanti processi, in particolare invecchiamento, immigrazione e ritorno di problemi di povertà e disagio sociale. Tutto questo crediamo chiami in causa delle responsabilità speciali per il futuro, responsabilità anche della politica. La politica cristallizzata I problemi di ritardo e di debolezza dello sviluppo economico hanno due radici, non solo una radice economica. La radice economica sta nei caratteri originari del sistema imprenditoriale umbro, che è mediamente poco propenso all’innovazione. L’altra radice è una radice politica: anche il sistema politico è poco propenso e poco attrezzato all’innovazione, troppo condizionato da equilibri cristallizzati e da convenienze di corto respiro. Certamente non tutte le scelte stanno in mano alla politica, non tutte le scelte politiche stanno in mano alla politica locale regionale. Il quadro prevede molte varianti. Ma lo specifico politico è quello di fare delle scelte e crediamo che la situazione attuale chieda scelte importanti. Dalla nascita a livello locale del PD e del PDL non sono emerse finora importanti novità, né nelle scelte prospettate per il futuro, né nelle persone che vengono chiamate ad incarnarle, a realizzarle; non emerge alcuna discontinuità con il passato, la dove discontinuità sarebbero necessarie. Gli interventi nel dibattito pubblico di esponenti del Partito Democratico sono stati dominati da una rappresentazione della realtà locale troppo autocompiaciuta, e dalla eccessiva preoccupazione di negare i problemi, di chiudere la discussione. C’è un problema di risorse umane e professionali, di capitale umano, e questo pone in evidenza il tema della scuola, dell’università, e della valorizzazione da parte delle imprese di tali risorse. Il secondo tema è quello delle politiche di sviluppo, che è necessario correggere, laddove soffrono di vizi che ne limitano l’efficacia; Il terzo è il tema del modello sociale: se continua così, il modello sociale non si può reggere. Il modello sociale non regge più Partendo dal modello sociale, occorre saper riconoscere i segni di criticità e sofferenze. La povertà relativa ha un ‘incidenza che colloca l’Umbria tra le tre regioni, con i livelli più alti del centro-nord. Il livello mediano del reddito delle famiglie Umbre è il più basso delle regioni del centro –nord, dopo Tasso di occupazione: Terni male, l’occupazione maschile a Terni è addirittura peggiore non solo della media del centro-nord, ma della media nazionale, e di tutte le provincie del centro nord, ad esclusione di Viterbo e Frosinone. Tasso di disoccupazione: se Perugia raggiunge gli stessi livelli delle Marche, Terni male. Il tasso di disoccupazione pone Terni tra le Provincie in maggior sofferenza del centro nord, soprattutto quello femminile. L’invecchiamento lo sappiamo, è molto forte in Umbria e a Terni è ancora più marcato che nel resto della regione. La presenza d’immigrati residenti è molto elevata in Umbria ed in particolare a Terni. Multiculturalismo e disprezzo dell’Identità La società multietnica non è il lunapark dell’umanità felice. L’integrazione di altre razze e di altre culture, o quantomeno il rispetto dell’altro, è sempre difficile, ma è più possibile in una società ove sussiste il senso di appartenenza comunitaria, che nella società spaesata e tendenzialmente universale, predicata dalla sinistra. Perché una società radicata assegna valore alle diversità etniche e culturali. Una società apolide, invece le relativizza e le svalorizza. Si rende necessario demistificare tutte le argomentazioni demagogiche - "razziste" o "antirazziste" - spese per banalizzare la portata delle sfide lanciate al modello occidentale di convivenza civile dall'avvento delle società multietniche . Un eminente studioso dei problemi sociali come Luciano Cavalli, ad esempio, deplorando "il permanere dei veli ideologici" che impedirebbero di percepirne il significato di "ulteriore colpo demolitore" della nazione intesa "come comunità di stirpe, cultura, storia e destino", in un suo saggio recente ha attaccato frontalmente l'immigrazione extracomunitaria di massa in termini di sorprendente durezza. "Se l'immigrazione si sviluppa, per il tacito consenso della classe politica, nelle dimensioni ritenute probabili dagli esperti", ha scritto il sociologo dell'Università di Firenze, "al di là della crescita certa di malessere, scontento e conflitto (...) c'è il pericolo di quella che possiamo chiamare la saturazione migratoria. L'invasione dall'altra sponda e dall'Est, se praticamente incontrollata, scardinerebbe economia, società, ordine pubblico, cultura (...), dunque la civiltà che ci siamo costruiti nel corso dei secoli, che dà una sua peculiarità al nostro popolo e a tutti i nostri rapporti interpersonali, che è parte di ciascuno di noi, elemento della nostra più intima essenza personale. L'esaltazione senza riserve della positività dell'incontro fra immigrati e popolazione di accoglienza, per i suoi caratteri di potenziale arricchimento, reciproco o meno. E' la posizione che si esprime, nelle sue punte più estreme, in un elogio della commistione e del meticciato (quello che André Béjin chiama "panmixismo utopico") i cui fondamenti ideologici risiedono nei postulati del cosmopolitismo e dell'individualismo. Questo modo d’intendere la società multietnica, nella sua forma più settaria è quello che governa il pensiero della sinistra a Terni. Ed è sostenuto con ingenti risorse economiche, sottratte alla città per alimentare il pensiero visionario di una piccola setta d’intellettuali. La maggiore pecca di questo irrealistico approccio è il suo esasperato individualismo, il sottofondo antropologico radical-liberale che non si limita a riproporre l'inefficace metafora del buon selvaggio ma vi unisce un assoluto disprezzo verso l'identità, la quale non solo viene spogliata del suo carico di senso - indispensabile per affrontare le insidie di società sempre più frammentate e complesse come quelle odierne - ma assume addirittura connotati negativi e limitanti. L'uomo ideale dei demagoghi panmixisti è, come ha scritto Béjin, l'"individuo amnesiaco, intercambiabile ed incapace di prolungare in qualche modo la propria esistenza oltre la morte", al quale si contrappongono tutti quegli uomini reali, in carne, ossa e spirito, che "non si rassegnano ad essere soltanto degli individui" e, ancorando la propria coscienza personale e di specie al dato etnoculturale ed "investendo in esso il loro bisogno di solidarietà", sentono che attraverso i geni, attraverso la cultura, un po' di loro stessi potrà essere trasmesso alle generazioni future", perpetuando il concetto di civiltà. Anche nella versione moderata, questo atteggiamento cosmopolita rivela peraltro tutti i suoi limiti. Chi sostiene la tesi del "mutuo arricchimento" ricordando che l'intero corso storico dell'umanità è stato costellato di incontri/scontri fra popolazioni etnicamente e culturalmente lontane fra loro, che pure hanno finito con l'integrarsi e interagire,. coltiva una visione idilliaca e utopica della storia, che lo porta a trascurare i pesanti costi umani di quei contatti, che, tradotti sulla scala delle odierne potenzialità tecnologiche anche in materia di strumenti di difesa e offesa, diventerebbero spaventosi. Che lo si voglia o meno, che la si consideri una potenziale tragedia o una occasione di arricchimento, oppure, come a noi pare più logico, un fenomeno oscillante nell'ampio spazio situato fra questi due estremi, la multirazzialità è una realtà ormai inscritta nel futuro delle società industrialmente avanzate. Esorcizzarla con il ricorso a fantasmi apocalittici o ad utopismi irenistici è inutile. Occorre invece organizzarla e indirizzarla, poiché essa non è governata da alcuna logica di predeterminazione verso una direzione definita e può essere pensata in forme molto diverse. Chiarire gli aspetti tragici del fenomeno migratorio, e porre la coscienza vissuta dell'identità come unico strumento per attenuarli, non significa d'altronde in alcuna misura abbandonarsi a tentazioni razziste. A meno di non voler accusare di razzismo anche l'Unesco, che in numerosi inserti pubblicitari comparsi sulla stampa italiana ha enfatizzato i suoi programmi di aiuto allo sviluppo dei paesi africani proprio facendo ricorso all'argomento dello sradicamento, del disagio e delle umiliazioni a cui deve sottostare chi, strappato alla cultura e all'ambiente d'origine dalla miseria, intraprende la via, spesso senza ritorno, dell'espatrio. Immigrazione: La barca è piena La città di Terni ha già dato molto in termini di accoglienza ed integrazione delle comunità straniere. I residenti stranieri nel nostro comune sono Università Per Terni l’università è importantissima, ma non per fare l’università sottocasa, per realizzare un semplice Polo Didattico che non potrebbe essere che di serie B. L’Università deve servire ad altro, a portare a Terni quelle risorse scientifiche e d’innovazione, potenzialmente anche imprenditoriali, capaci d’imprimere uno shock salutare al sistema imprenditoriale. Dobbiamo immettere a Terni un motore di capitale umano attrezzato per fare formazione di altissimo profilo e per riversare sul territorio tutte quelle esternaliltà, quegli effetti positivi, in grado di contribuire ad imboccare una strada d’innovazione e creatività. Sviluppo Le risorse per lo sviluppo in Umbria negli anni passati ed ancora oggi, non sono state e non sono scarse, Le politiche industriali e le politiche di sviluppo devono essere selettive, devono premiare i progetti che hanno la maggiore potenzialità di produrre effetti positivi per il sistema economico. Il Patto per L’Umbria non può essere ridotto ad un meccanismo che raccoglie una sommatoria di pressioni e di domande e redistribuisce risorse pro quota in base al peso economico e politico di ciascuno dei soggetti che stanno seduti al tavolo. Questo non serve ad avviare rapidamente quei processi di sviluppo ed innovazione che sono in atto in altre aree italiane ed europee. Finora sono mancati i risultati: l’impiego delle risorse è stato lento, l’occupazione qualificata ancora bassa, la spesa in ricerca e sviluppo, è molto scarsa. Le imprese attive nella tecnologia dell’ informazione non sono molte, il grado di apertura all’estero è basso. Ormai è passato abbastanza tempo da quando sono stati avviati i Patti Territoriali, e quindi è possibile fare delle valutazioni; questi studi dimostrano che non si sono raggiunti risultati attesi, in termini di occupazione e di nascita di nuove imprese. Perché? Perchè le lentezza e le distorsioni politiche e burocratiche hanno fatto scappare gli imprenditori ed i progetti imprenditoriali più dinamici, più promettenti. Dinamiche territoriali Terni nelle dinamiche territoriali ha questioni urgenti e specifiche da porre sul tavolo regionale. Un gap forte e stabile, con il resto della regione, i tassi di occupazione sono molto più bassi e stabilmente più bassi. La vera coesione sociale , in Umbria passa in buona parte anche per un impegno forte, per il recupero di questo divario tra Terni e Perugia, per ridurre la sofferenza dell’economia e della società Ternana dell’Umbra meridionale A distanza di tempo è facile verificare che i risultati ottenuti nel settore dell’innovazione , creatività e ricerca, sono stati scarsi, deludenti, qualche volta impresentabili.. Tutto questo ha portato, l’area Ternana verso un lento, ma inarrestabile declino.
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