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Buona Pasqua camerati (_Francesko_). Abito in via vico 8, vorrei poter sapere quando verranno terminati i lavori di piantumazione delle piante eseguito solo per meta' della via. (Maccaglia Roberto - ). La legge dell’onore: percorri soltanto le vie indicate dall’onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell’infamia: Piuttosto che vincere per mezzo di un’infamia, meglio cadere lottando sulla strada dell’onore" ("Il Capo di C (("Il Capo di Cu). veramente fa un po' schifo anche chi ha lasciato il messaggio precedente al tuo gnefro, anzi diciamo che fa proprio schifo. (redgreenFlag). non è l'italia che fa schifo se mai chi la governa male. (gnefro). avanti immigrati (italia =schifo). stasera al tg2 ho sentito Berlusconi che parlava di certezza della pena...hha...hha lui...hhahhahahahahah (redgreenFlag). legge elettorale europea: un modo per metterla nel ***** alla gente con il suo consenso. (Alberto Narni). sbarramento 4% e la chiamano democrazia (marco). non sono razzista ma bisogna fermare questa immigrazione selvaggia (mary). troppi marocchini e tunisini sono senza dio e spacciatori senza scrupoli. a farene le spese soprattutto le ragazzinie dovremmo chiudere ogni importazione di gente simile in italia. (redgreenFlag). IO DICO ANCHE QUEI DEFICENTI CHE VANNO A SPORCA' I MURI COL CONDOMINIO HO DOVUTO PAGA' UNA CIFRA PER RIPULIRE CASA. (SANDRO). Per esempio i marocchini e tunisini che spacciano eroina e cocaina sotto ponte allende. (redgreenFlag). quale feccia scusa? al di la' di tutto a me TR sembra tranquilla (gia'). Perchè sai certe emozioni specialmente se sincere le conservi nella mente e diventano bandiere.... (LIVABLE TERNI VIVIBI). VIA LA FECCIA DAI NOSTRI QUARTIERI!! (gnefro). TERNI VIVIBILE (LA DESTRA). LA PARTENZA DEL PULMAN PER LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI CONTRO MAFIE E CASTE E' PREVISTA SABATO 24 ALLE ORE 9.30 PARCHEGGIO DEL CENTROMULTIMEDIALE (LA DESTRA TERNI). Inserisci Nuovo Messaggio
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lunedì, 13 aprile 2009

IDENTITA' E' FUTURO

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            Conferenza stampa di presentazione della candidatura

                       di Gianluca Procaccini a sindaco di Terni

Le attuali generazioni di giovani italiani, sono le prime, dopo molte, a trovarsi dal punto di vista del lavoro e della situazione economica personale, peggio dei loro padri.

Il cambiamento non è più sinonimo di progresso: è possibile uno sviluppo come è possibile una retrocessione.

 

Un economia debole

Terni si presenta al futuro con due caratteristiche fondamentali.

La prima è un economia debole. Tutti gli indicatori collocano l’Umbria, ed al suo interno particolarmente Terni e la sua provincia, tra le ultimissime regioni del centro-nord.

Non abbiamo raggiunto in maniera definitiva e duratura il treno dello sviluppo delle regioni più avanzate del centro-nord. Siamo fuori gli standard europei.

 

Immigrazione, invecchiamento, disagio sociale

L’altra caratteristica che riassume le condizioni dell’Umbria e di Terni è quella di avere una società molto esposta, più esposta che in altre regioni, ad alcuni importanti processi, in particolare invecchiamento, immigrazione e ritorno di problemi di povertà e disagio sociale.

Tutto questo crediamo chiami in causa delle responsabilità speciali per il futuro, responsabilità anche della politica.

 

La politica cristallizzata

I problemi di ritardo  e di debolezza dello sviluppo economico hanno due radici, non solo una radice economica.

La radice economica sta nei caratteri originari del sistema imprenditoriale umbro, che è mediamente poco propenso all’innovazione.

 L’altra radice è una radice politica: anche il sistema politico è poco propenso e poco attrezzato all’innovazione, troppo condizionato da equilibri cristallizzati e da convenienze di corto respiro.

Certamente non tutte le scelte stanno in mano alla politica, non tutte le scelte politiche stanno in mano alla politica locale regionale. Il quadro prevede molte varianti.

Ma lo specifico politico è quello di fare delle scelte e crediamo che la situazione attuale chieda scelte importanti.

Dalla nascita a livello locale del PD  e del PDL non sono emerse finora importanti novità, né nelle scelte prospettate per il futuro, né nelle persone che vengono chiamate ad incarnarle, a realizzarle; non emerge alcuna discontinuità con il passato, la dove discontinuità sarebbero necessarie.

Gli interventi nel dibattito pubblico di esponenti del Partito Democratico sono stati dominati da una rappresentazione della realtà locale troppo autocompiaciuta, e dalla eccessiva preoccupazione di negare i problemi, di chiudere la discussione.

C’è un problema di risorse umane e professionali, di capitale umano, e questo pone in evidenza il tema della scuola, dell’università,  e della valorizzazione da parte delle imprese di tali risorse.

Il secondo tema è quello delle politiche di sviluppo, che è necessario correggere, laddove soffrono di vizi che ne limitano l’efficacia;

Il terzo è il tema del modello sociale: se continua così, il modello sociale non si può reggere.

 

Il modello sociale non regge più

Partendo dal modello sociale, occorre saper riconoscere i segni di criticità e sofferenze. La povertà relativa ha un ‘incidenza che colloca l’Umbria tra le tre regioni, con i livelli più alti del centro-nord. Il livello mediano del reddito delle famiglie Umbre è il più basso delle regioni del centro –nord, dopo la Liguria, la diseguaglianza dei redditi, in Umbria, è alta rispetto al centro nord. Quindi abbiamo un reddito mediamente basso, ma una disuguaglianza elevata. Il disagio delle famiglie è forte c’è difficoltà a riscaldare la casa, a pagare le bollette. Su questo ci sono indagini con dati precisi e l’Umbria presenta valori alti relativamente a questi indicatori. La quota dei trasferimenti pubblici sul reddito delle famiglie in Umbria è la più alta di tutto il centro-nord, tolta la Liguria.

Tasso di occupazione: Terni male, l’occupazione maschile a Terni è addirittura peggiore non solo della media del centro-nord, ma della media nazionale, e di tutte le provincie del centro nord, ad esclusione di Viterbo e Frosinone.

Tasso di disoccupazione: se Perugia raggiunge gli stessi livelli delle Marche, Terni male.

Il tasso di disoccupazione pone Terni tra le Provincie in maggior sofferenza del centro nord, soprattutto quello femminile.

L’invecchiamento lo sappiamo, è molto forte in Umbria e a Terni è ancora più marcato che nel resto della regione. La presenza d’immigrati residenti è molto elevata in Umbria ed in particolare a Terni.

 

Multiculturalismo e disprezzo dell’Identità

La società multietnica non è il lunapark dell’umanità felice.  L’integrazione di altre razze e di altre culture, o quantomeno il rispetto dell’altro, è sempre difficile, ma è più possibile in una società ove sussiste il senso di appartenenza comunitaria, che nella società spaesata e tendenzialmente universale, predicata dalla sinistra. Perché una società radicata assegna valore alle diversità etniche e culturali. Una società apolide, invece le relativizza e le svalorizza. Si rende necessario demistificare tutte le argomentazioni demagogiche - "razziste" o "antirazziste" - spese per banalizzare la portata delle sfide lanciate al modello occidentale di convivenza civile dall'avvento delle società multietniche .

Un eminente studioso dei problemi sociali come Luciano Cavalli, ad esempio, deplorando "il permanere dei veli ideologici" che impedirebbero di percepirne il significato di "ulteriore colpo demolitore" della nazione intesa "come comunità di stirpe, cultura, storia e destino", in un suo saggio recente ha attaccato frontalmente l'immigrazione extracomunitaria di massa in termini di sorprendente durezza. "Se l'immigrazione si sviluppa, per il tacito consenso della classe politica, nelle dimensioni ritenute probabili dagli esperti", ha scritto il sociologo dell'Università di Firenze, "al di là della crescita certa di malessere, scontento e conflitto (...) c'è il pericolo di quella che possiamo chiamare la saturazione migratoria. L'invasione dall'altra sponda e dall'Est, se praticamente incontrollata, scardinerebbe economia, società, ordine pubblico, cultura (...), dunque la civiltà che ci siamo costruiti nel corso dei secoli, che dà una sua peculiarità al nostro popolo e a tutti i nostri rapporti interpersonali, che è parte di ciascuno di noi, elemento della nostra più intima essenza personale.

 

L'esaltazione senza riserve della positività dell'incontro fra immigrati e popolazione di accoglienza, per i suoi caratteri di potenziale arricchimento, reciproco o meno. E' la posizione che si esprime, nelle sue punte più estreme,  in un elogio della commistione e del meticciato (quello che André Béjin chiama "panmixismo utopico") i cui fondamenti ideologici risiedono nei postulati del cosmopolitismo e dell'individualismo. Questo modo d’intendere la società multietnica, nella sua forma più settaria è quello che governa il pensiero della sinistra a Terni. Ed è sostenuto con ingenti risorse economiche, sottratte alla città per alimentare il pensiero visionario di una piccola setta d’intellettuali. La maggiore pecca di questo irrealistico approccio è il suo esasperato individualismo, il sottofondo antropologico radical-liberale che non si limita a riproporre l'inefficace metafora del buon selvaggio ma vi unisce un assoluto disprezzo verso l'identità, la quale non solo viene spogliata del suo carico di senso - indispensabile per affrontare le insidie di società sempre più frammentate e complesse come quelle odierne - ma assume addirittura connotati negativi e limitanti. L'uomo ideale dei demagoghi panmixisti è, come ha scritto Béjin, l'"individuo amnesiaco, intercambiabile ed incapace di prolungare in qualche modo la propria esistenza oltre la morte", al quale si contrappongono tutti quegli uomini reali, in carne, ossa e spirito, che "non si rassegnano ad essere soltanto degli individui" e, ancorando la propria coscienza personale e di specie al dato etnoculturale ed "investendo in esso il loro bisogno di solidarietà", sentono che attraverso i geni, attraverso la cultura, un po' di loro stessi potrà essere trasmesso alle generazioni future", perpetuando il concetto di civiltà. Anche nella versione moderata, questo atteggiamento cosmopolita rivela peraltro tutti i suoi limiti. Chi sostiene la tesi del "mutuo arricchimento" ricordando che l'intero corso storico dell'umanità è stato costellato di incontri/scontri fra popolazioni etnicamente e culturalmente lontane fra loro, che pure hanno finito con l'integrarsi e interagire,. coltiva una visione idilliaca e utopica della storia, che lo porta a trascurare i pesanti costi umani di quei contatti, che, tradotti sulla scala delle odierne potenzialità tecnologiche anche in materia di strumenti di difesa e offesa, diventerebbero spaventosi.

 

 

Che lo si voglia o meno, che la si consideri una potenziale tragedia o una occasione di arricchimento, oppure, come a noi pare più logico, un fenomeno oscillante nell'ampio spazio situato fra questi due estremi, la multirazzialità è una realtà ormai inscritta nel futuro delle società industrialmente avanzate. Esorcizzarla con il ricorso a fantasmi apocalittici o ad utopismi irenistici è inutile. Occorre invece organizzarla e indirizzarla, poiché essa non è governata da alcuna logica di predeterminazione verso una direzione definita e può essere pensata in forme molto diverse.

 

Chiarire gli aspetti tragici del fenomeno migratorio, e porre la coscienza vissuta dell'identità come unico strumento per attenuarli, non significa d'altronde in alcuna misura abbandonarsi a tentazioni razziste. A meno di non voler accusare di razzismo anche l'Unesco, che in numerosi inserti pubblicitari comparsi sulla stampa italiana ha enfatizzato i suoi programmi di aiuto allo sviluppo dei paesi africani proprio facendo ricorso all'argomento dello sradicamento, del disagio e delle umiliazioni a cui deve sottostare chi, strappato alla cultura e all'ambiente d'origine dalla miseria, intraprende la via, spesso senza ritorno, dell'espatrio.

 

Immigrazione: La barca è piena

La città di Terni ha già dato molto in termini di accoglienza ed integrazione delle comunità straniere. I residenti stranieri nel nostro comune sono 10.062, l'8,98% della popolazione, siamo quasi di 4 punti al di sopra della media nazionale. Negli ultimi  7 anni c’è stato un incremento della popolazione straniera residente del  60,73%. L’Umbria è la seconda regione d’Italia per numero di studenti stranieri nelle scuole. A ciò si deve aggiungere che nessuno è in grado di dire quale sia il numero d’immigrati clandestini. Così rimangono degli interrogativi sulla consistenza della comunità cinese, che secondo  i dati della servizio statistica del comune si attesterebbe sulle 190 unità, un numero troppo esiguo per essere reale. Circa il 37% degli stranieri proviene da paesi di religione islamica. Molto più di altre città, la nostra Terni si è dimostrata disponibile ad accogliere chiunque voglia vivere civilmente sul suo territorio. Tutto ciò ha comportato non solo la messa a disposizioni di enormi risorse economiche a favore dell’integrazione, che sono state tolte agli investimenti di comune e regione a favore della cittadinanza, e molto spesso ha visto nelle graduatorie di assegnazione di contributi sociali, prevalere la componente straniera, rispetto ai cittadini italiani, arrivando cosi ad una discriminazione all’inverso, come nel caso dell’assegnazione dei contributi affitto, deliberati dalla Regione per un la ragguardevole somma di 700.000 euro. L’immigrazione  ha anche comportato un costo sociale alto  in termini di sicurezza e vivibilità, ad esempio dobbiamo ricordare la diffusione dello spaccio di sostanze stupefacenti, la vendita di merci e prodotti illegali, lo sfruttamento delle persone, la riduzione in schiavitù, e che gli ultimi due omicidi avvenuti in città coinvolgono cittadini stranieri. Stando così le cose, anche alla luce della scellerata politica del governo nazionale, che preme per l’entrata della Turchia in Europa, le trattative si dovrebbero concludere tra breve, nel 2014, e gli studi statistici prevedono che 5 milioni di Turchi entreranno in Italia, non meno di 15.000-20.000 saranno quelli che potrebbero venire a risiedere nella nostra città.  La Terni che conosciamo non esisterebbe più.Infatti con l’ingresso della Turchia in Europa, nel giro di 20 anni, dai 150 ai 200 milioni di cittadini europei saranno di etnia e di lingua turca, nonché di religione musulmana. Questo permetterebbe al partito turco di conquistare la maggioranza nel Parlamento Europeo. È recente la dichiarazione che il famoso storico britannico Bernard Lewis, considerato il maggior esperto mondiale di Islam, ha rilasciato al quotidiano tedesco Die Welt: per Lewis, entro la fine del secolo, l’Europa sarà islamica.

 

Università

Per Terni l’università è importantissima, ma non per fare l’università sottocasa, per realizzare un semplice Polo Didattico che non potrebbe essere che di serie B.

L’Università deve servire ad altro, a portare a Terni quelle risorse scientifiche e d’innovazione, potenzialmente anche imprenditoriali, capaci d’imprimere uno shock salutare al sistema imprenditoriale. Dobbiamo immettere a Terni un motore di capitale umano attrezzato per fare formazione di altissimo profilo e per riversare sul territorio tutte quelle esternaliltà, quegli effetti positivi, in grado di contribuire ad imboccare una strada d’innovazione e creatività.

 

 

Sviluppo

Le risorse per lo sviluppo in Umbria negli anni passati ed ancora oggi, non sono state e non sono scarse,

Le politiche industriali e le politiche di sviluppo devono essere selettive, devono premiare i progetti che hanno la maggiore potenzialità di produrre effetti positivi per il sistema economico.

 Il Patto per L’Umbria non può essere ridotto ad un meccanismo che raccoglie una sommatoria di pressioni e di domande e redistribuisce risorse pro quota in base al peso economico e politico di ciascuno dei soggetti che stanno seduti al tavolo.   Questo non serve ad avviare rapidamente quei processi di sviluppo ed innovazione che sono in atto in altre aree italiane ed europee.

Finora sono mancati i risultati: l’impiego delle risorse è stato lento, l’occupazione qualificata ancora bassa, la spesa in ricerca e sviluppo, è molto scarsa. Le imprese attive nella tecnologia dell’ informazione non sono molte, il grado di apertura all’estero è basso.

Ormai è passato abbastanza tempo da quando sono stati avviati i Patti Territoriali, e quindi è possibile fare delle valutazioni;          questi studi dimostrano che non si sono raggiunti risultati attesi, in termini di occupazione e di nascita di nuove imprese. Perché? Perchè le lentezza e le distorsioni politiche e burocratiche hanno fatto scappare gli imprenditori ed i progetti imprenditoriali più dinamici, più promettenti.

 

Dinamiche territoriali

Terni nelle dinamiche territoriali ha questioni urgenti e specifiche da porre sul tavolo regionale. Un gap forte e stabile, con il resto della regione, i tassi di occupazione sono molto più bassi e stabilmente più bassi. La vera coesione sociale , in Umbria passa in buona parte anche per un impegno forte, per il recupero di questo divario tra Terni e Perugia, per ridurre la sofferenza dell’economia e della società Ternana dell’Umbra meridionale

A distanza di tempo è facile verificare che i risultati ottenuti nel settore dell’innovazione , creatività e ricerca, sono stati scarsi, deludenti, qualche volta impresentabili..

 

 

Tutto questo ha portato, l’area Ternana verso un lento, ma inarrestabile declino.

 

 

 


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mercoledì, 10 dicembre 2008

Opporsi al crepuscolo dell’Identità

 

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Governare la Città, Rilanciare La Destra

Terni: una città che sbiadisce ed ombreggia alla crisi che investe regime che da oltre sessant’ anni gestisce il potere in Umbria

Questa Destra si sente erede di una tradizione  nazionale, civile, e religiosa, mediterranea e popolare che non si limita al nostro secolo o al Lago di Garda. E’ per natura e scelta aperta verso il centro, è un

crocevia tra liberismo e socialdemocrazia, e verso il dialogo con il centro cattolico e perfino con la sinistra sociale, all’insegna del comune richiamo al tessuto popolare e ad un modello misto di sviluppo che non liquida ma ridisegna lo Stato sociale, la solidarietà, la partecipazione. Questa Destra ha fame di passato e di futuro, non le basta il presente. La città di Terni sta vivendo a sue spese gli effetti di una crisi storica, quella del regime che da oltre mezzo secolo governa l’Umbria. Sembra che qualcosa non stia funzionando più come dovrebbe, i meccanismi di ricambio sembrano bloccati, non c’è un’idea del futuro della città. Troppo spesso si antepone l’interesse personale o del proprio gruppo a quello di tutti. Solo l’incenerimento dei rifiuti ha innalzato il livello di immissioni nocive nell’aria della conca ternana del 2%, inoltre si è aggiunta l’ennesima discarica per le ceneri altamente tossiche che l’incenerimento dei rifiuti produce. La raccolta differenziata non decolla, Terni rimane al disotto della quota prevista dalla legge, molto distante dal primato regionale dell’oltre 50%, raggiunto dal comune di Attigliano. Sulla situazione del Centro multimediale converrebbe il silenzio. Perfino nella situazione in cui versa la squadra di calcio si può intravedere un aspetto della crisi generale dell’identità cittadina. A Terni aumentano i furti e l’insicurezza, la paura della microcriminalità influenza e modifica gli stili di vita. Il centro cittadino diviene teatro di duri scontri tra gruppi di stranieri. Le famiglie ternane sono più povere, il ricorso sempre più frequente a sistemi di acquisto basati sull’accumulazione del debito, ha indebolito il tessuto economico cittadino, la crisi economica, a cui fa seguito l'innalzamento delle tariffe di luce, acqua e gas rendono la situazione ancora più rischiosa, è in questo brodo che cresce il potere delle organizzazioni criminali dedite all’usura e all’estorsione, l’usura torna ad essere una piaga, gli strozzini si sentono sicuri. E’ urgente un profondo rinnovamento culturale e generazionale se vogliamo costruire un futuro nuovo. Al disorientamento che sta diffondendosi nel tessuto sociale, contribuisce la politica multiculturalista della giunta di sinistra, che ha come obiettivo principale quello di stimolare un’incosciente fuga in avanti in nome di un’ideologia cosmopolita che è solo il surrogato del grande credo internazionalista fallito con la bancarotta dei regimi del “socialismo reale”. E’ un’utopia quella che porta a credere nelle possibilità di realizzare un mondo integralmente multietnico e multiculturale, un mondo-puzzle nel quale il confronto/scontro fra un massimo di diversità costituirebbe, a detta dei suoi profeti, una preziosa risorsa”. L'attuale legge Bossi Fini  produce effetti negativi sull'immigrazione in regola e nessun effetto  su quella clandestina. Nè servono regalare soldi degli italiani a Gheddafi,. Un’ulteriore crescita delle dimensioni dell’attuale e già molto ampio meccanismo migratorio segnerebbe la potenziale fine del concetto di democrazia così come sino ad oggi lo abbiamo inteso. La possibilità che nel giro di qualche decennio all’interno di alcuni Stati democratici avvenga una radicale mutazione del demos che ha concorso alla formazione e all’applicazione delle regole del gioco politico che, in altre parole, in seno alla popolazione si formi una maggioranza che pensa ed agisce ispirandosi a criteri culturali non omogenei od opposti a quelli dei cittadini originari, mette infatti in crisi lo stretto rapporto che da sempre ha legato lo stato democratico, alle radici culturali giudeo-cristiane ed occidentali. La politica e le istituzioni sembrano in seria difficoltà a governare i cambiamenti sempre più veloci che simanifestano nelle società contemporanee. Non si può riconoscere le identità altrui. ANNULLANDO LA PROPRIA, COME PRETENDE IL MUTICULTURALISMO.Si tratta di decidere se considerare la costitutiva diversità che caratterizza il mondo così come lo abbiamo conosciuto e come ci è stato consegnato dalle generazioni che si sono succedute, alla stregua di un semplice dato di fatto,modificabile secondo le opportunità e le convenienze, oppure assumerla come un valore. Cioè discegliere fra la prospettiva di un universo declinato al singolare o al plurale (taluni direbbero: fra universo e pluriverso).


postato da: dragodestra alle ore 18:08 | link | commenti
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martedì, 02 dicembre 2008

La censura cala sulla Rete. Libertà di espressione sempre più a rischio.

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Rischio bavaglio per i blog, uno degli strumenti attualmente più utilizzati su Internet per lo scambio di idee e informazioni.
La libertà di informare è in pericolo e la responsabilità è ancora una volta della politica e dell’uso, distorto e improprio, che ne fanno i cosiddetti “politici di professione”. Cambiano i Governi e i loro protagonisti, ma non mutano i tentativi di dare un colpo mortale alla libera espressione e all’articolo 21 della Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”).
Un disegno scellerato e liberticida, che accomuna due signori apparentemente molto diversi l’uno dall’altro, vale a dire Prodi e Berlusconi.

A ottobre del 2007 fu approvato il disegno di legge dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Ricardo Franco Levi, che prevedeva per tutti l’obbligo di registrarsi al Roc, il Registro degli operatori della comunicazione dell’Autorità delle Comunicazioni (AgCom) e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa. Con la caduta del Governo Prodi il testo è rimasto, per così dire, incompiuto.
Un anno dopo, il progetto di legge gira nuovamente in Parlamento, sotto lo sguardo attento di un altro sottosegretario, questa volta del Governo Berlusconi, Paolo Bonaiuti.
Gli obiettivi, sostanzialmente, sono rimasti gli stessi: riformare il settore dell’Editoria limitando la libertà di informazione. Altro che Popolo della libertà: minare la rete è uccidere la democrazia. Blog, pagine personali, siti amatoriali, il futuro sembra davvero appeso a un filo.

E se Levi risultò alquanto ambiguo nel definire obblighi e responsabilità delle attività editoriali interessate dal provvedimento, sulla stessa linea sembra muoversi l’attuale Governo, con Bonaiuti pronto a battersi per “una legge che tenga conto dell’ottica moderna, cioè quella della multimedialità”. Come? Costringendo al silenzio le voci su internet, i blog alla chiusura, censurando il libero pensiero, insomma.
Un intervento che punta a monopolizzare l’informazione nelle mani di poche, controllabili, testate. Una legge degna del peggior regime totalitario, che rischierebbe di far precipitare il Paese nel buio informativo.
L’auspicio è che Bonaiuti non voglia seguire il cattivo esempio del precedente governo e che la sua appartenenza a un gruppo politico che si definisce liberale si traduca in una vera liberalizzazione del sistema informativo nazionale e non in tentativi di limitazione delle nuove realtà comunicative.

Internet rappresenta una straordinaria opportunità di informazione, apprendimento, svago e comunicazione, anche se come ogni mezzo, oltre ai vantaggi, ha anche dei lati deboli (violenza, razzismo, pornografia, pedofili in agguato dietro chat, forum apparentemente innocui o linee telefoniche a pagamento celate dietro siti web).
I blog sono siti autogestiti dove vengono pubblicate in tempo reale notizie, informazioni, opinioni o storie di ogni genere. Uno spazio dove scrivere i propri pensieri, pubblicare foto e video e attorno al quale si ritrovano in tanti, con il medesimo obiettivo di condividere degli interessi comuni. Per aprire un blog basta registrarsi al sito che offre questo servizio.

Se il ddl Levi-Prodi puntava a costringere ogni blogger a dotarsi di una società editrice con tanto di direttore responsabile, iscritto all’albo dei giornalisti e il Codice penale in agguato, come fa il popolo della Rete a credere a quanto va predicando Roberto Cassinelli, parlamentare del PdL, membro della Commissione Giustizia della Camera, che adesso propone una legge che egli stesso definisce “salva-blog”?
Secondo Cassinelli, essa “risponde all’esigenza di liberalizzare la circolazione delle idee e il mercato delle opinioni, senza introdurre ulteriori appesantimenti e controlli”, fermo restando che “la bozza non è definitiva”.
Ma sarà proprio così? “Internet deve essere libero, non servono leggi” dice il popolo della Rete, ma per Cassinelli “libertà non significa anarchia e proprio per dare a internet tutta la credibilità e l’autorevolezza che merita è necessario regolamentarlo in modo equilibrato e serio”. Amen.


venerdì, 28 novembre 2008

OGNI MALEDETTO GIORNO SI CONTINUA A MORIRE SUL LAVORO

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Più di 2500 incidenti al giorno, tre morti quotidiane, 27 invalidi permanenti, per un bilancio complessivo che nel 2007 ha raggiunto le 1.200 vittime.
“Ogni maledetto giorno” - denuncia Gianluca Iannone di Casapound Italia - “in Italia si muore sul lavoro, con cifre e proporzioni indegne di un Paese civile. Ogni maledetto giorno la Nazione cade strozzata dagli speculatori, dagli affaristi e dai loro padroni e padrini illustri. Contro lo scempio sociale delle morti sul lavoro,” - continua Iannone - “CasaPound Italia vuole aprire gli occhi di quegli italiani che qualcuno vorrebbe distratti dalle avventure, certo socialmente fondamentali, di ex parlamentari comunisti alle prese con reality e rotocalchi.
Contro la disintegrazione dello stato sociale e della dignità del lavoro ormai non più contrastata da alcuna delle forze politiche sedicenti progressiste, CasaPound Italia ha nella notte deciso di incappucciare in tutte le città italiane le statue dei padri della patria per evitare ai loro occhi la vista di un dramma che ha responsabilità chiare, precise, evidenti. Responsabilità alla luce delle quali le lacrime da coccodrillo di politici, istituzioni, potentati e soprattutto sindacati danno semplicemente il voltastomaco”.
“Perché” - conclude Iannone - “non ci può essere Nazione dove padri e madri, figli e figlie continuano ad essere sacrificati ogni giorno sull’altare del calcolo, della speculazione, dell’usura”.
L’azione si è svolta nelle seguenti città :
Torino, Novara, Verbania e Domodossola, Macerata, Bologna, Teramo, Palermo, Pistoia, Arezzo, Firenze, Lucca, Latina, Anzio, Palestrina, Parma, Roma, Nettuno, Gaeta, La Spezia, Genova, Ascoli, Bolzano, Lamezia, Crotone, Frosinone, Palermo
Foto a libera disposizione dei media su

www.casapound.org/statue


martedì, 25 novembre 2008

TUTTI I GIOVANI DEL PRESIDENTE

 

Il candidato Chiodi con il premier Berlusconi

Gianni Chiodi pubblica e poi ritira un video in cui promette selezioni professionali a gennaio

«Portatemi il curriculum. E votatemi»

Bufera sul candidato del Pdl alle regionali in Abruzzo. La denuncia di Storace: fa come Achille Lauro

MILANO - «Anche se la grande stampa ignora le nostre denunce, la realtà è che il candidato del Pdl alla presidenza dell'Abruzzo è in pieno voto di scambio». Lo dice in una nota Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, che accusa il candidato del Pdl alle regionali in Abruzzo, Gianni Chiodi per un video elettorale inizialmente pubblicato su Youtube e poi fatto rimuovere. Un video (guardalo qui) intitolato «Tutti i giovani del presidente» in cui si invitavano quanti aspirano ad una nuova prospettiva occupazionale a presentarsi prima del voto a lasciare i propri dati per una selezione professionale da svolgersi a gennaio e che si concludeva con l'invito a votare l'esponente del Pdl alle elezioni di dicembre. Caustico il commento dell'ex ministro: «E' come Achille Lauro che prometteva una scarpa prima e una dopo le elezioni».

«COSE' VIOLA LA LEGGE» - Storace ha preso a cuore la vicenda. «Sulla rete cercando voto di scambio+Chiodi impazzano centinaia di siti che segnalano lo scandalo - fa notare il capo della Destra - ma nessuno gli chiede perchè ha pensato di violare la legge, come avrebbe fatto un Del Turco qualsiasi, promettendo ai giovani abruzzesi selezioni di lavoro dopo il voto in cambio di curriculum prima del voto. È uno squallido tentativo di comprare le coscienze dei giovani: il lavoro è un diritto e non un favore di Gianni Chiodi»

«QUI NON C'E' IL LODO ALFANO» - Storace ha deciso di proiettare in ogni occasione possibile il filmato, già inserito anche nel suo sito, «recuperato dopo la censura da una coraggiosa emittente regionale, Abruzzo24». «È inaccettabile - ha aggiunto l'ex presidente della Regione Lazio - che il principio di legalità venga calpestato dal candidato che fa campagna elettorale con la sponsorizzazione del presidente del Consiglio. Per Berlusconi c'è il lodo Alfano, per Chiodi no».

L'AUTODIFESA DI CHIODI - Dal canto suo lo stesso Chiodi ha cercato di spiegare la propria posizione, in particolare la decisione di toglierlo dalla rete dopo l'emergere delle prime polemiche: «Il messaggio del video rischiava di essere strumentalizzato rispetto alle reali intenzioni del progetto, per questo ho deciso di non farlo trasmettere. Lo spot è stato inserito in maniera inopportuna nel sito Internet, ma è rimasto on line solo poche ore». E quanto alla richiesta dei curricula degli aspiranti lavoratori, Chiodi ha spiegato che si tratta comunque di un proprio progetto e che «subito dopo le elezioni inizierò il censimento per far partire il mio progetto di imprenditorializzazione dei giovani abruzzesi, attraverso una formazione che sarà quella di cui si avverte realmente il bisogno nella nostra regione».

da www.corriere.it


postato da: dragodestra alle ore 16:22 | link | commenti
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