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Buona Pasqua camerati (_Francesko_). Abito in via vico 8, vorrei poter sapere quando verranno terminati i lavori di piantumazione delle piante eseguito solo per meta' della via. (Maccaglia Roberto - ). La legge dell’onore: percorri soltanto le vie indicate dall’onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell’infamia: Piuttosto che vincere per mezzo di un’infamia, meglio cadere lottando sulla strada dell’onore" ("Il Capo di C (("Il Capo di Cu). veramente fa un po' schifo anche chi ha lasciato il messaggio precedente al tuo gnefro, anzi diciamo che fa proprio schifo. (redgreenFlag). non è l'italia che fa schifo se mai chi la governa male. (gnefro). avanti immigrati (italia =schifo). stasera al tg2 ho sentito Berlusconi che parlava di certezza della pena...hha...hha lui...hhahhahahahahah (redgreenFlag). legge elettorale europea: un modo per metterla nel ***** alla gente con il suo consenso. (Alberto Narni). sbarramento 4% e la chiamano democrazia (marco). non sono razzista ma bisogna fermare questa immigrazione selvaggia (mary). troppi marocchini e tunisini sono senza dio e spacciatori senza scrupoli. a farene le spese soprattutto le ragazzinie dovremmo chiudere ogni importazione di gente simile in italia. (redgreenFlag). IO DICO ANCHE QUEI DEFICENTI CHE VANNO A SPORCA' I MURI COL CONDOMINIO HO DOVUTO PAGA' UNA CIFRA PER RIPULIRE CASA. (SANDRO). Per esempio i marocchini e tunisini che spacciano eroina e cocaina sotto ponte allende. (redgreenFlag). quale feccia scusa? al di la' di tutto a me TR sembra tranquilla (gia'). Perchè sai certe emozioni specialmente se sincere le conservi nella mente e diventano bandiere.... (LIVABLE TERNI VIVIBI). VIA LA FECCIA DAI NOSTRI QUARTIERI!! (gnefro). TERNI VIVIBILE (LA DESTRA). LA PARTENZA DEL PULMAN PER LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI CONTRO MAFIE E CASTE E' PREVISTA SABATO 24 ALLE ORE 9.30 PARCHEGGIO DEL CENTROMULTIMEDIALE (LA DESTRA TERNI). Inserisci Nuovo Messaggio
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Aldo Tracchegiani
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giovedì, 14 maggio 2009

La lista dei candidati de La Destra in consiglio comunale a Terni

       ROVESCIO3        Bobbi Marco                            

        Borgia    Pier Francesco                       

        Calzoni Luca                         

        Capotombolo Giulia       

        Capotosti Monica              

        Cataldi Paolo                               

        Castagnetti Alessandro   

        Castagnino franco

        Castellani Pietro             

        Ceccarelli Roberto            

        Ciancarini Guglielmo

        De Angelis Tamara         

        De Lellis                           

        Del Nero Sandro                

        D’ Orazio Romano          

        Epifani Fabio

        Gatti Stefano                   

        Farinelli Nicola                

        Ciancarini Guglielmo     

        Giovarelli Andrea

        Lardori Alessandro          

        Logli Claudio                   

        Longarini Paolo              

        Mancini Ezio                    

        Mazzoneschi Alberto

        Montanari Walter

        Nicolao Fabrizio             

        Ognibene Piero         

        Pascale Giovanni               

        Pistelli claudio

        Pongoli Cristian             

        Porta Alessandro

        Prosperi Paolo

        Ridolfi Tedi                      

        Ruzzi Francesco

        Salvatori Diego

        Serni Giovanbattista      

        Tocchi Valentina

        Tortoioli Alessandra

        Tracchegiani Tommaso  

        Virilli Stefano


lunedì, 13 aprile 2009

IDENTITA' E' FUTURO

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            Conferenza stampa di presentazione della candidatura

                       di Gianluca Procaccini a sindaco di Terni

Le attuali generazioni di giovani italiani, sono le prime, dopo molte, a trovarsi dal punto di vista del lavoro e della situazione economica personale, peggio dei loro padri.

Il cambiamento non è più sinonimo di progresso: è possibile uno sviluppo come è possibile una retrocessione.

 

Un economia debole

Terni si presenta al futuro con due caratteristiche fondamentali.

La prima è un economia debole. Tutti gli indicatori collocano l’Umbria, ed al suo interno particolarmente Terni e la sua provincia, tra le ultimissime regioni del centro-nord.

Non abbiamo raggiunto in maniera definitiva e duratura il treno dello sviluppo delle regioni più avanzate del centro-nord. Siamo fuori gli standard europei.

 

Immigrazione, invecchiamento, disagio sociale

L’altra caratteristica che riassume le condizioni dell’Umbria e di Terni è quella di avere una società molto esposta, più esposta che in altre regioni, ad alcuni importanti processi, in particolare invecchiamento, immigrazione e ritorno di problemi di povertà e disagio sociale.

Tutto questo crediamo chiami in causa delle responsabilità speciali per il futuro, responsabilità anche della politica.

 

La politica cristallizzata

I problemi di ritardo  e di debolezza dello sviluppo economico hanno due radici, non solo una radice economica.

La radice economica sta nei caratteri originari del sistema imprenditoriale umbro, che è mediamente poco propenso all’innovazione.

 L’altra radice è una radice politica: anche il sistema politico è poco propenso e poco attrezzato all’innovazione, troppo condizionato da equilibri cristallizzati e da convenienze di corto respiro.

Certamente non tutte le scelte stanno in mano alla politica, non tutte le scelte politiche stanno in mano alla politica locale regionale. Il quadro prevede molte varianti.

Ma lo specifico politico è quello di fare delle scelte e crediamo che la situazione attuale chieda scelte importanti.

Dalla nascita a livello locale del PD  e del PDL non sono emerse finora importanti novità, né nelle scelte prospettate per il futuro, né nelle persone che vengono chiamate ad incarnarle, a realizzarle; non emerge alcuna discontinuità con il passato, la dove discontinuità sarebbero necessarie.

Gli interventi nel dibattito pubblico di esponenti del Partito Democratico sono stati dominati da una rappresentazione della realtà locale troppo autocompiaciuta, e dalla eccessiva preoccupazione di negare i problemi, di chiudere la discussione.

C’è un problema di risorse umane e professionali, di capitale umano, e questo pone in evidenza il tema della scuola, dell’università,  e della valorizzazione da parte delle imprese di tali risorse.

Il secondo tema è quello delle politiche di sviluppo, che è necessario correggere, laddove soffrono di vizi che ne limitano l’efficacia;

Il terzo è il tema del modello sociale: se continua così, il modello sociale non si può reggere.

 

Il modello sociale non regge più

Partendo dal modello sociale, occorre saper riconoscere i segni di criticità e sofferenze. La povertà relativa ha un ‘incidenza che colloca l’Umbria tra le tre regioni, con i livelli più alti del centro-nord. Il livello mediano del reddito delle famiglie Umbre è il più basso delle regioni del centro –nord, dopo la Liguria, la diseguaglianza dei redditi, in Umbria, è alta rispetto al centro nord. Quindi abbiamo un reddito mediamente basso, ma una disuguaglianza elevata. Il disagio delle famiglie è forte c’è difficoltà a riscaldare la casa, a pagare le bollette. Su questo ci sono indagini con dati precisi e l’Umbria presenta valori alti relativamente a questi indicatori. La quota dei trasferimenti pubblici sul reddito delle famiglie in Umbria è la più alta di tutto il centro-nord, tolta la Liguria.

Tasso di occupazione: Terni male, l’occupazione maschile a Terni è addirittura peggiore non solo della media del centro-nord, ma della media nazionale, e di tutte le provincie del centro nord, ad esclusione di Viterbo e Frosinone.

Tasso di disoccupazione: se Perugia raggiunge gli stessi livelli delle Marche, Terni male.

Il tasso di disoccupazione pone Terni tra le Provincie in maggior sofferenza del centro nord, soprattutto quello femminile.

L’invecchiamento lo sappiamo, è molto forte in Umbria e a Terni è ancora più marcato che nel resto della regione. La presenza d’immigrati residenti è molto elevata in Umbria ed in particolare a Terni.

 

Multiculturalismo e disprezzo dell’Identità

La società multietnica non è il lunapark dell’umanità felice.  L’integrazione di altre razze e di altre culture, o quantomeno il rispetto dell’altro, è sempre difficile, ma è più possibile in una società ove sussiste il senso di appartenenza comunitaria, che nella società spaesata e tendenzialmente universale, predicata dalla sinistra. Perché una società radicata assegna valore alle diversità etniche e culturali. Una società apolide, invece le relativizza e le svalorizza. Si rende necessario demistificare tutte le argomentazioni demagogiche - "razziste" o "antirazziste" - spese per banalizzare la portata delle sfide lanciate al modello occidentale di convivenza civile dall'avvento delle società multietniche .

Un eminente studioso dei problemi sociali come Luciano Cavalli, ad esempio, deplorando "il permanere dei veli ideologici" che impedirebbero di percepirne il significato di "ulteriore colpo demolitore" della nazione intesa "come comunità di stirpe, cultura, storia e destino", in un suo saggio recente ha attaccato frontalmente l'immigrazione extracomunitaria di massa in termini di sorprendente durezza. "Se l'immigrazione si sviluppa, per il tacito consenso della classe politica, nelle dimensioni ritenute probabili dagli esperti", ha scritto il sociologo dell'Università di Firenze, "al di là della crescita certa di malessere, scontento e conflitto (...) c'è il pericolo di quella che possiamo chiamare la saturazione migratoria. L'invasione dall'altra sponda e dall'Est, se praticamente incontrollata, scardinerebbe economia, società, ordine pubblico, cultura (...), dunque la civiltà che ci siamo costruiti nel corso dei secoli, che dà una sua peculiarità al nostro popolo e a tutti i nostri rapporti interpersonali, che è parte di ciascuno di noi, elemento della nostra più intima essenza personale.

 

L'esaltazione senza riserve della positività dell'incontro fra immigrati e popolazione di accoglienza, per i suoi caratteri di potenziale arricchimento, reciproco o meno. E' la posizione che si esprime, nelle sue punte più estreme,  in un elogio della commistione e del meticciato (quello che André Béjin chiama "panmixismo utopico") i cui fondamenti ideologici risiedono nei postulati del cosmopolitismo e dell'individualismo. Questo modo d’intendere la società multietnica, nella sua forma più settaria è quello che governa il pensiero della sinistra a Terni. Ed è sostenuto con ingenti risorse economiche, sottratte alla città per alimentare il pensiero visionario di una piccola setta d’intellettuali. La maggiore pecca di questo irrealistico approccio è il suo esasperato individualismo, il sottofondo antropologico radical-liberale che non si limita a riproporre l'inefficace metafora del buon selvaggio ma vi unisce un assoluto disprezzo verso l'identità, la quale non solo viene spogliata del suo carico di senso - indispensabile per affrontare le insidie di società sempre più frammentate e complesse come quelle odierne - ma assume addirittura connotati negativi e limitanti. L'uomo ideale dei demagoghi panmixisti è, come ha scritto Béjin, l'"individuo amnesiaco, intercambiabile ed incapace di prolungare in qualche modo la propria esistenza oltre la morte", al quale si contrappongono tutti quegli uomini reali, in carne, ossa e spirito, che "non si rassegnano ad essere soltanto degli individui" e, ancorando la propria coscienza personale e di specie al dato etnoculturale ed "investendo in esso il loro bisogno di solidarietà", sentono che attraverso i geni, attraverso la cultura, un po' di loro stessi potrà essere trasmesso alle generazioni future", perpetuando il concetto di civiltà. Anche nella versione moderata, questo atteggiamento cosmopolita rivela peraltro tutti i suoi limiti. Chi sostiene la tesi del "mutuo arricchimento" ricordando che l'intero corso storico dell'umanità è stato costellato di incontri/scontri fra popolazioni etnicamente e culturalmente lontane fra loro, che pure hanno finito con l'integrarsi e interagire,. coltiva una visione idilliaca e utopica della storia, che lo porta a trascurare i pesanti costi umani di quei contatti, che, tradotti sulla scala delle odierne potenzialità tecnologiche anche in materia di strumenti di difesa e offesa, diventerebbero spaventosi.

 

 

Che lo si voglia o meno, che la si consideri una potenziale tragedia o una occasione di arricchimento, oppure, come a noi pare più logico, un fenomeno oscillante nell'ampio spazio situato fra questi due estremi, la multirazzialità è una realtà ormai inscritta nel futuro delle società industrialmente avanzate. Esorcizzarla con il ricorso a fantasmi apocalittici o ad utopismi irenistici è inutile. Occorre invece organizzarla e indirizzarla, poiché essa non è governata da alcuna logica di predeterminazione verso una direzione definita e può essere pensata in forme molto diverse.

 

Chiarire gli aspetti tragici del fenomeno migratorio, e porre la coscienza vissuta dell'identità come unico strumento per attenuarli, non significa d'altronde in alcuna misura abbandonarsi a tentazioni razziste. A meno di non voler accusare di razzismo anche l'Unesco, che in numerosi inserti pubblicitari comparsi sulla stampa italiana ha enfatizzato i suoi programmi di aiuto allo sviluppo dei paesi africani proprio facendo ricorso all'argomento dello sradicamento, del disagio e delle umiliazioni a cui deve sottostare chi, strappato alla cultura e all'ambiente d'origine dalla miseria, intraprende la via, spesso senza ritorno, dell'espatrio.

 

Immigrazione: La barca è piena

La città di Terni ha già dato molto in termini di accoglienza ed integrazione delle comunità straniere. I residenti stranieri nel nostro comune sono 10.062, l'8,98% della popolazione, siamo quasi di 4 punti al di sopra della media nazionale. Negli ultimi  7 anni c’è stato un incremento della popolazione straniera residente del  60,73%. L’Umbria è la seconda regione d’Italia per numero di studenti stranieri nelle scuole. A ciò si deve aggiungere che nessuno è in grado di dire quale sia il numero d’immigrati clandestini. Così rimangono degli interrogativi sulla consistenza della comunità cinese, che secondo  i dati della servizio statistica del comune si attesterebbe sulle 190 unità, un numero troppo esiguo per essere reale. Circa il 37% degli stranieri proviene da paesi di religione islamica. Molto più di altre città, la nostra Terni si è dimostrata disponibile ad accogliere chiunque voglia vivere civilmente sul suo territorio. Tutto ciò ha comportato non solo la messa a disposizioni di enormi risorse economiche a favore dell’integrazione, che sono state tolte agli investimenti di comune e regione a favore della cittadinanza, e molto spesso ha visto nelle graduatorie di assegnazione di contributi sociali, prevalere la componente straniera, rispetto ai cittadini italiani, arrivando cosi ad una discriminazione all’inverso, come nel caso dell’assegnazione dei contributi affitto, deliberati dalla Regione per un la ragguardevole somma di 700.000 euro. L’immigrazione  ha anche comportato un costo sociale alto  in termini di sicurezza e vivibilità, ad esempio dobbiamo ricordare la diffusione dello spaccio di sostanze stupefacenti, la vendita di merci e prodotti illegali, lo sfruttamento delle persone, la riduzione in schiavitù, e che gli ultimi due omicidi avvenuti in città coinvolgono cittadini stranieri. Stando così le cose, anche alla luce della scellerata politica del governo nazionale, che preme per l’entrata della Turchia in Europa, le trattative si dovrebbero concludere tra breve, nel 2014, e gli studi statistici prevedono che 5 milioni di Turchi entreranno in Italia, non meno di 15.000-20.000 saranno quelli che potrebbero venire a risiedere nella nostra città.  La Terni che conosciamo non esisterebbe più.Infatti con l’ingresso della Turchia in Europa, nel giro di 20 anni, dai 150 ai 200 milioni di cittadini europei saranno di etnia e di lingua turca, nonché di religione musulmana. Questo permetterebbe al partito turco di conquistare la maggioranza nel Parlamento Europeo. È recente la dichiarazione che il famoso storico britannico Bernard Lewis, considerato il maggior esperto mondiale di Islam, ha rilasciato al quotidiano tedesco Die Welt: per Lewis, entro la fine del secolo, l’Europa sarà islamica.

 

Università

Per Terni l’università è importantissima, ma non per fare l’università sottocasa, per realizzare un semplice Polo Didattico che non potrebbe essere che di serie B.

L’Università deve servire ad altro, a portare a Terni quelle risorse scientifiche e d’innovazione, potenzialmente anche imprenditoriali, capaci d’imprimere uno shock salutare al sistema imprenditoriale. Dobbiamo immettere a Terni un motore di capitale umano attrezzato per fare formazione di altissimo profilo e per riversare sul territorio tutte quelle esternaliltà, quegli effetti positivi, in grado di contribuire ad imboccare una strada d’innovazione e creatività.

 

 

Sviluppo

Le risorse per lo sviluppo in Umbria negli anni passati ed ancora oggi, non sono state e non sono scarse,

Le politiche industriali e le politiche di sviluppo devono essere selettive, devono premiare i progetti che hanno la maggiore potenzialità di produrre effetti positivi per il sistema economico.

 Il Patto per L’Umbria non può essere ridotto ad un meccanismo che raccoglie una sommatoria di pressioni e di domande e redistribuisce risorse pro quota in base al peso economico e politico di ciascuno dei soggetti che stanno seduti al tavolo.   Questo non serve ad avviare rapidamente quei processi di sviluppo ed innovazione che sono in atto in altre aree italiane ed europee.

Finora sono mancati i risultati: l’impiego delle risorse è stato lento, l’occupazione qualificata ancora bassa, la spesa in ricerca e sviluppo, è molto scarsa. Le imprese attive nella tecnologia dell’ informazione non sono molte, il grado di apertura all’estero è basso.

Ormai è passato abbastanza tempo da quando sono stati avviati i Patti Territoriali, e quindi è possibile fare delle valutazioni;          questi studi dimostrano che non si sono raggiunti risultati attesi, in termini di occupazione e di nascita di nuove imprese. Perché? Perchè le lentezza e le distorsioni politiche e burocratiche hanno fatto scappare gli imprenditori ed i progetti imprenditoriali più dinamici, più promettenti.

 

Dinamiche territoriali

Terni nelle dinamiche territoriali ha questioni urgenti e specifiche da porre sul tavolo regionale. Un gap forte e stabile, con il resto della regione, i tassi di occupazione sono molto più bassi e stabilmente più bassi. La vera coesione sociale , in Umbria passa in buona parte anche per un impegno forte, per il recupero di questo divario tra Terni e Perugia, per ridurre la sofferenza dell’economia e della società Ternana dell’Umbra meridionale

A distanza di tempo è facile verificare che i risultati ottenuti nel settore dell’innovazione , creatività e ricerca, sono stati scarsi, deludenti, qualche volta impresentabili..

 

 

Tutto questo ha portato, l’area Ternana verso un lento, ma inarrestabile declino.

 

 

 


postato da: dragodestra alle ore 00:46 | link | commenti
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giovedì, 05 febbraio 2009

A Narni la presentazione di

IDENTITà E

Centro Studi

riv_mancata

Giovedi 5 febbraio alle ore 21.30, a Narni Scalo, in via Fabbrucciano 9, verrà presentato il Centro Studi "Identità e Futuro". "Identità e Futuro" si occuperà di realizzare e promuovere le iniziative culturali della destra sociale ed identitaria in tutta la provincia di Terni, avrà sede in Terni in via Angeloni, e si doterà di un quadrimestrale, la cui direzione verrà assunta da Gianluca Procaccini, che verrà diffuso in abbonamento postale a circa diecimila famiglie. All'incontro parteciperanno Aldo Tracchegiani, responsabile nazionale dell'organizzazione della Destra, il segretario provinciale del movimento Gianluca Procaccini, Giampaolo De Giorgis cordinatore organizzativo d'Identità e Futuro. Nell'occasione, vista l'imminente ricorrenza della "Giornata del Ricordo" verrà presentato il libro "La rivoluzione mancata" di Amleto Ballarmi, presidente della Società di Studi fiumani, Marino Micich, direttore dell'Ar­chivio Museo storico di Fiume, e Augusto Sina­gra, professore di diritto dell'Unione Europea all'Università "La Sapienza" di Roma,  i quali hanno unito le pro­prie capacità, le proprie documentazioni e le molte carte scovate in anni eanni di ricerche per dare alle stampe un libro che fa luce completa sulle complicità del Pci nei cri­mini compiuti nelle province orientali italiane nell'imme­diatodopoguerra, il libro, che s'intitola La rivoluzione mancata (Koinè, http://www.edizionikoine. it, 160 pagine, 12 euro),inchioda alle proprie responsabilità il Partito comu­nista italiano dalle stragi del 1945 all'abiura di Tito nel 1948. Significativamente, in copertina campeggiano
ì ritratti dei due massimi protagonisti dì una vicenda che ha causato tanto dolore e ha fatto versare tanto sangue
innocente


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