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Invecchiamento: la popolazione di Terni scende sotto i 100.000 Sino ad oggi il problema dell’invecchiamento della popolazione nella nostra regione è stato visto ed affrontato dal punto di vista sanitario, occorre porre attenzione anche alle trasformazioni sociali che l’invecchiamento produce. In valore assoluto, al primo gennaio 2008, i dati Istat parlano di 205.308 over 65 residenti in Umbria. 118.397 donne e 86.000 uomini. Considerando le previsioni Istat, il dato degli over 65, da qui al 2030 dovrebbe superare quota 250.000. L’Umbria insieme alla Liguria è la regione più vecchia d’Italia. L’invecchiamento della popolazione ha un impatto rilevante sugli attuali sistemi di welfare e di organizzazione della società. Le politiche pubbliche devono far fronte a rischi crescenti di malattia, di disabilità con perdita dell’autonomia e di isolamento sociale. Ma c’è un altro aspetto che l’invecchiamento della popolazione che invece non solo non è affrontato, ma è taciuto: se non attueremo politiche per incentivare le nascite corriamo il rischio di scomparire. La popolazione della città di Terni, per la prima volta, dopo anni, è scesa sotto i 100.000 abitanti, a cui si devono aggiungere gli oltre 10.000 residenti stranieri. L’immigrazione negli ultimi 7 anni ha avuto un incremento a Terni del 60,73%. La sinistra ha impostato un welfare a rovescio, favorendo l’immigrazione e sfavorendo i cittadini italiani di Terni e dell’Umbria, perseguendo l’obiettivo principale di stimolare un’incosciente fuga in avanti in nome di un’ideologia cosmopolita che è solo il surrogato del grande credo internazionalista fallito con la bancarotta dei regimi del “socialismo reale”. E’un’utopia quella che porta a credere nelle possibilità di realizzare un mondo integralmente multietnico e multiculturale, un mondo-puzzle nel quale il confronto/scontro fra un massimo di diversità costituirebbe, a detta dei suoi profeti, una preziosa “risorsa”. Non solo, per troppo tempo buona parte delle agenzie culturali (compresa l’Università), e di comunicazione sociale in città hanno costruito un’idea macchiettistica e canzonatoria della nostra identità nazionale, occorre tornare alla realtà, poiché non si può riconoscere le identità altrui perdendo la propria. Il welfare a rovescio Attraverso l’assegnazione di contributi affitto, attraverso l’assegnazione degli alloggi dell’edilizia residenza pubblica, attraverso l’assegnazione dei posti negli asili cittadini, il pagamento di viaggi all’estero. La sinistra sta attuando una politica di welfare a rovescio, in cui se si è cittadini italiani si è discriminati. Gli Italiani scendono nelle graduatorie, poiché i criteri adottati per l’assegnazione dei vari servizi, finisce per favorire sempre gli stranieri. Quello che accade nell’assegnazione dei posti negli asili comunali è emblematico: di solito in una famiglia italiana lavora sia l’uomo che la donna, se questa famiglia ha due figli, scenderà nella graduatoria di assegnazione dei posti. Perché? Perché, ad esempio in una famiglia di religione musulmana, sarà abbastanza raro che la donna lavori, come il marito. Già questo particolare fa scattare punti. Anche a parità di figli, continuando ad adottare questi criteri, la famiglia Italiana sarà continuamente discriminata. In una società che invecchia e che avrebbe bisogno di una politica d’incentivazione delle nascite questa politica della sinistra è addirittura autolesionista e finisce per falsare quelle che sono le reali condizioni di vita nella nostra città. Ma questo questa idea di modello sociale non regge più. Preferenza nazionale Occorre riequilibrare questo sistema ingiusto ed introdurre criteri di preferenza nazionale nell’assegnazione dei contributi pubblici, nell’assegnazione di case popolari, nell’assegnazione dei posti negli asili comunali. Questo non significa escludere gli stranieri: la preferenza nazionale implica che una quota delle risorse non inferiore, il 90 % , venga messo a disposizione dei cittadini ed il resto a disposizione dei residenti stranieri. Baby incentive programme Per arginare l’invecchiamento della popolazione e la nascita zero, occorre fare quello che la sinistra non ha mai fatto, percorrere seriamente la via di un forte sostegno delle nascite. Attivare un vero “Baby incentive programme”, come già fanno varie città europee, anche attingendo a risorse dell’Unione, che preveda un incentivo economico e un accesso alla casa, alle giovani coppie di cittadini italiani che intendano risiedere a Terni, e da una parte un “bonus bebè” di 800. euro per ogni figlio, per tutti i nati, indistintamente dal reddito, di famiglie di nazionalità italiana. All’interno della giunta va costituito un assessorato apposito che si occupi di sviluppare questa politica di sostegno alle nascite, anche attivando sinergie con il mondo dell’Università che è chiamata a collaborare attivamente in queste politiche. Tale struttura dovrà realizzare un vero e proprio “Think thank”, finalizzato ad analizzare la realtà e a proporre soluzioni nei vari aspetti che investono tale problematica e si dovrà occupare anche dell’abbattimento dei costi del diritto allo studio. Occorre realizzare una politica per cui la città di Terni diventi attrattiva per le giovani coppie che vogliono costruirsi un futuro.
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dragodestra in An si scioglie trade... oggi http://ladestratodi.blogspot.com/
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